Quando tutto ti crolla addosso...ma poi ci si rialza!



Questo è un post che mai nella mia vita avrei pensato di scrivere. Mai. Sì, perchè uno pensa che certe cose non capiteranno mai a te. D'altronde in famiglia non c'è mai stato assolutamente nessun caso e a certe cose è meglio non pensarci neanche, quasi per scaramanzia.

Voglio essere sincera. Fino a pochi mesi fa anche solo sentire parole come "cancro", "tumore", "chemioterapia" mi incuteva un terrore immediato, un senso di inesorabilità, di tristezza infinita, di morte. Mi venivano subito in mente persone in fin di vita, magrissime, senza capelli. Come si vede in tanti film. Sì perchè sono fortunatissima. Fino ad ora la mia conoscenza di tale malattia poteva fare riferimento solo a quello che avevo visto in qualche film o serie tv. Immaginatevi voi quando, dopo una prima ecografia che evidenziava linfonodi patologici, la mia dottoressa di base mi ha prescritto una visita specialistica onco-ematologica. Ma come "onco"?? Cinque lettere che mi gelavano il sangue. Quando ho telefonato in ospedale per prenotare la visita e mi hanno detto di chiamare direttamente il "cancer center" mi veniva da piangere. Sembrava tutto così surreale. Come se non stesse accadendo a me. E poi andare a fare l'accettazione dove c'è il day hospital oncologico, vedere alcune persone magrissime, pallide, con la mascherina che entravano in una porticina dove presumevo facessero la chemioterapia. Quel giorno non ho versato una lacrima finchè non mi sono immaginata così, a fare anche io la stessa cosa.

Non vi faccio tutto il riassunto dell'agonia dei quasi 3 mesi di attesa tra esami vari, tac e biopsie. Potete ben immaginare cosa voglia dire attendere dei risultati del genere. Per i primi tempi non facevo che piangere, era davvero come se, qualsiasi cosa facessi, mi sentissi accanto la morte. Mi immaginavo proprio la figura classica dell'uomo nero incappucciato con la falce in mano. Tremendo vero? Non facevo che piangere. A casa, in macchina, a lavoro. Poi per fortuna è scattato qualcosa dentro di me. Mi ha aiutato tanto anche parlare con persone che c'erano passate e l'avevano superata. O scoprire su Instagram tante persone che, pur malate di tumore, affrontavano tutto a testa alta e col sorriso. Ho capito che non ero l'unica. Prima pensavo che essere una mamma fosse quasi un vaccino contro i mali. Era impensabile che potesse capitare una cosa del genere a una madre. Anche se sapevo benissimo che capita, eccome se capita. Ricordo ancora un giorno di inizio giugno. Ero andata in un bar vicino alla scuola dove lavoro con delle mie colleghe. Attaccato al bancone c'era un volantino con la foto di una bellissima donna dai capelli lunghi che sorrideva. Si pubblicizzava un evento per ricordare questa donna morta di cancro all'utero. Aveva circa 40 anni e tra l'altro era anche la mamma di un mio alunno. Mi si è gelato il sangue. Io non volevo essere quella donna sul volantino, una foto che gira su Facebook sotto la quale tutti scrivono parole di compianto. Era così giovane! Era una brava mamma!...Mi rendo conto che sto scrivendo cose che straziano ma voglio essere sincera su come mi sentivo i primi tempi. 

Facendo un salto in avanti di due mesi e di tanta sofferenza psicologica ecco finalmente una diagnosi precisa. Linfoma Non Hodgkin di tipo follicolare. Non vi parlo di stadiazione ed estensione perchè mi angoscio solo a parlarne. Voglio però dire che è incredibile come ci si adatti a tutto. Ora vado in quel day hospital di cui vi parlavo col sorriso sulle labbra. Niente angoscia, niente paura, solo tanta voglia di fare il culo a questo tumore e di tornare alla mia vita! E paradossalmente proprio in quel reparto che mi angosciava solo a nominarlo ho visto tanta tanta solarità, sorrisi, gente grintosa. Sia tra i pazienti che tra il personale. Non avrei mai pensato. Sì, l'angoscia c'è sempre, soprattutto per il futuro. E i sensi di colpa perchè sto scombinando la vita a tutti e perchè spesso mi sono dovuta allontanare da mio figlio per ricoveri e terapie e spero che lui non ricorderà nulla di questo brutto periodo da grande. Per fortuna lui non si rende conto bene di cosa stia succedendo. Sa solo che ho la "bibi" e deve stare attento al Picc, il catetere che ho nel braccio. Io però di sicuro gliene parlerò a tempo debito quando sarà grande. 

Mi aspettano altri 5 cicli di chemio e poi si vedrà. Gli effetti collaterali sono brutti e dolorosi ma almeno mi è stata risparmiata la perdita dei capelli perchè il tipo di chemio che faccio non li fa cadere. Mi rendo conto di essere molto fortunata. Cercherò di aggiornare un po' il blog seguendo i progressi del mio cammino ma non voglio che diventi un diario medico. Come al solito, lo userò come valvola di sfogo e per ricordare pensieri e sensazioni in futuro. Mi dispiace per il post lunghissimo ma avevo bisogno di mettere un po' di cose nero su bianco. Alla prossima!